Le cicatrici e le aderenze rappresentano un tema sempre più centrale nella pratica clinica del fisioterapista: non solo per le implicazioni biomeccaniche e funzionali, ma anche per gli aspetti emotivi e psicologici che possono accompagnare il processo di guarigione.
Nel corso ECM “Approccio manipolativo alle cicatrici e alle aderenze: una visione multidisciplinare”, in programma il 14 e 15 novembre 2026 a Galzignano Terme (PD), Emiliano Zanier guiderà i partecipanti in un percorso teorico-pratico dedicato alla valutazione e al trattamento delle cicatrici attraverso un approccio integrato, fondato sulla letteratura scientifica e sull’esperienza clinica multidisciplinare.
Fisioterapista e osteopata, Zanier è coautore di pubblicazioni scientifiche e del volume “L’approccio manuale alle cicatrici: un sistema da trattare”. Da anni si occupa di formazione in ambito riabilitativo, con particolare attenzione all’approccio manipolativo, osteopatico e alle problematiche legate ai tessuti di riparazione.
L’abbiamo intervistato per qualche anticipazione sul corso. Buona lettura!
- Nel corso affronta il tema delle cicatrici e delle aderenze con una prospettiva multidisciplinare. Perché oggi è importante superare una visione puramente “meccanica” della cicatrice?
La cicatrice può disturbare diversi sistemi, a livello fasciale, a livello energetico, emotivo, funzionale. Ovviamente ognuno di questi ambiti richiede un approccio specifico. A volte è possibile per il singolo terapista affrontare il problema utilizzando diversi strumenti dalla propria “cassetta degli attrezzi”, altre volte richiede il coinvolgimento di un altro professionista. Ad esempio nelle tecniche mind-body affrontate, vedremo un territorio di confine che sta ai professionisti che lavorano in equipe valutare. La multidisciplinarietà si costruisce a mio avviso tra professionisti che collaborano tra loro e non esclusivamente tra discipline. Si tratta di un dialogo. In ogni caso l’approccio multidisciplinare è incoraggiato ormai universalmente, laddove il problema sia multifattoriale e il trattamento delle cicatrici si inserisce in questa visione. - Spesso si tende a considerare la cicatrice solo come un esito estetico. Quali segnali, invece, possono indicare che una cicatrice sta influenzando la funzione e il benessere della persona?
La cicatrice non è assolutamente solo un problema estetico. Fulcro portante di questo corso è proprio la comprensione dei diversi livelli in cui può agire in modo perturbante. Essa può alterare gli equilibri fasciali e posturali come una molletta su un vestito che ostacolasse un movimento, può alterare l’attività muscolare del distretto in cui si trova, può perturbare un meridiano energetico (come testimoniato nella visione della MTC – Medicina Tradizionale Cinese), può essere una zona che fatichiamo a toccare e anche solo guardare se ha avuto un impatto emotivamente traumatico e così via. I segnali possono essere talvolta riferiti dal paziente, ma il più delle volte vanno riscontrati dal terapista tramite un’attenta valutazione. Particolarmente importante è considerare che il tempo non è un limite nel nostro operato: spesso troviamo cicatrici attive anche dopo 10-20-30 anni. - Il corso prevede un’importante parte pratica dedicata alle tecniche manipolative. Su quali competenze desidera concentrarsi maggiormente durante le esercitazioni?
Affinare l’abilità palpatoria è uno dei temi che affronteremo in particolare. Soprattutto nelle tecniche indirette di matrice osteopatica, è necessario porre attenzione alle capacità manuali di “sentire” piuttosto che “fare”. Questo apprendimento, che è alla base di un buon terapista manuale, risulterà centrale durante il corso. In ogni caso non trascureremo anche le tecniche più dirette e una manualità più robusta, che si adatta perfettamente alle cicatrici più rigide e inveterate. - Nel programma si parla anche di aspetti psicologici, approccio biopsicosociale e tecniche mind-body. In che modo questi elementi possono integrarsi concretamente nel lavoro del fisioterapista?
Nel mio modo di lavorare tale approccio risulta molto importante. Se da un lato mi capita di collaborare con diversi psicologi, dall’altro lato negli anni ho costruito con loro delle solide basi di confronto e sinergia. Cerco sempre di portare tale prospettiva nei miei corsi. Ciò che propongo durante il trattamento delle cicatrici sono strumenti che siano alla portata del terapista corporeo, nel rispetto delle altrui professionalità: in particolare vedremo tecniche di rilassamento, ipnosi e meditazione, immagini mentali applicate a questo settore. Si tratta di una visione della cicatrice a 360° che, soprattutto in certi casi, risulta fondamentale. - A chi consiglierebbe questo corso? Quali professionisti potrebbero trarre maggiore beneficio da un approfondimento specifico sul trattamento delle cicatrici e delle aderenze?
Vorrei partire dal presupposto che in studio ricevo spesso pazienti che sono stati visitati da altri colleghi e magari non hanno mai ricevuto né una valutazione né un trattamento di una cicatrice magari attiva. Da ciò mi permetto di dire che una base “seria” di valutazione e possibile trattamento è fondamentale per chiunque voglia svolgere il lavoro di terapista manuale o comunque trattare il corpo in una visione accurata e globale. Credo che un fisioterapista o un osteopata che lavorano con scrupolo, desiderino poter andare alla fonte di una possibile disfunzione che sta perturbando il sistema corporeo. Da ciò deriva la necessità perlomeno di voler individuare una cicatrice potenzialmente disturbante ed eventualmente prenderla in carico.
Per tutti i dettagli vai alla pagina dedicata al corso Approccio manipolativo alle cicatrici e alle aderenze: una visione multidisciplinare

