Cefalee: riconoscere, orientare, collaborare. Intervista ad Antonello Viceconti

fad cefalee

Le cefalee rappresentano uno dei motivi di consulto più frequenti nella pratica clinica, ma il loro corretto inquadramento richiede competenze specifiche, capacità di screening e collaborazione tra professionisti. Per approfondire questi aspetti, abbiamo intervistato Antonello Viceconti, referente del corso Cefalee: screening for referral e inquadramento generale, dedicato ai professionisti sanitari che desiderano rafforzare le competenze nel primo contatto con il paziente con mal di testa.

Il percorso formativo offre strumenti concreti per orientarsi tra le diverse forme di cefalea, riconoscere i segnali di allarme e comprendere quando è necessario indirizzare il paziente verso ulteriori approfondimenti specialistici. Tutte le informazioni sul programma e sulle modalità di partecipazione sono disponibili nella pagina del corso Cefalee: screening for referral e inquadramento generale.


Le cefalee sono tra i motivi di consulto più frequenti nella pratica clinica. Quali sono oggi le principali difficoltà che fisioterapisti e medici incontrano nel primo inquadramento del paziente con mal di testa?

Le difficoltà possono essere molteplici, considerando che la classificazione dell’International Headache Society include quasi 100 tipologie di cefalea. Una delle principali criticità riguarda la raccolta delle informazioni cliniche: spesso il racconto del paziente può essere influenzato da distorsioni mnemoniche (recall bias), che rendono complessa la ricostruzione accurata dell’“attacco tipico” di mal di testa.

Inoltre, la maggior parte delle cefalee non presenta sintomi patognomonici: è l’insieme delle caratteristiche cliniche, talvolta sovrapposte tra diverse condizioni, a definire il quadro diagnostico. La cefalea, infatti, è un sintomo che può derivare da cause differenti e non una patologia unica, rendendo necessario un processo di valutazione attento e sistematico.


Nel corso si parla molto di screening for referral. Quanto è importante, nella prima valutazione, riconoscere i segnali di allarme e capire quando è necessario inviare il paziente allo specialista?

Le cefalee legate a condizioni gravi sono relativamente rare nella pratica ambulatoriale fisioterapica, ma è comunque possibile che pazienti con sintomi iniziali meno evidenti si rivolgano al medico di medicina generale o al fisioterapista. In questi casi, la tempestività nella comprensione del quadro clinico e la sistematicità nella raccolta anamnestica possono essere determinanti per orientare la decisione clinica e, se necessario, indirizzare il paziente allo specialista o al pronto soccorso.

Più frequentemente, lo screening for referral riguarda situazioni non urgenti ma comunque meritevoli di approfondimento neurologico. Ad esempio, circa il 90% dei pazienti con emicrania presenta anche dolore nella regione cervicale, che può essere erroneamente interpretato come un problema muscolo-scheletrico. Una valutazione non adeguata può ritardare la diagnosi neurologica e l’accesso a trattamenti farmacologici supportati dalle linee guida.


Molti pazienti con cefalea arrivano direttamente dal fisioterapista o dal medico di medicina generale senza una diagnosi neurologica. Quali elementi della valutazione clinica possono aiutare a orientarsi tra le diverse forme di cefalea?

La priorità è identificare eventuali red flag che possano indicare condizioni cliniche di maggiore complessità. La conoscenza dei criteri classificativi dell’International Headache Society rappresenta un riferimento importante per orientare il ragionamento clinico.

L’anamnesi svolge un ruolo centrale: tempi di insorgenza, modalità di presentazione del dolore, fattori scatenanti o allevianti e sintomi associati sono elementi fondamentali per costruire un quadro coerente. In alcuni casi, l’esame neurologico può integrare la valutazione anamnestica e contribuire a chiarire ulteriormente l’orientamento diagnostico.


Il corso coinvolge sia neurologi sia fisioterapisti. Quanto è importante oggi un approccio realmente multidisciplinare nella gestione dei pazienti con cefalea?

La collaborazione multidisciplinare è determinante. I dati mostrano che una percentuale significativa di pazienti con emicrania non riceve una diagnosi corretta o non accede a un consulto specialistico. Studi europei evidenziano come solo una minoranza dei pazienti si rivolga a medici o specialisti, con conseguenti ritardi diagnostici che possono superare i cinque anni in oltre la metà dei casi.

Anche tra i pazienti che accedono a una valutazione clinica, la percentuale di diagnosi corrette resta limitata, evidenziando la necessità di una maggiore formazione specifica e di un dialogo strutturato tra professionisti sanitari. Un approccio integrato consente di migliorare l’accuratezza diagnostica e favorire l’accesso a terapie efficaci.


Dal punto di vista formativo, quali competenze dovrebbe acquisire un professionista sanitario per gestire in modo più sicuro e appropriato il primo contatto con un paziente che presenta cefalea?

La formazione accademica di base dedica generalmente poco spazio alla gestione delle cefalee, rendendo necessaria una formazione specifica successiva. È fondamentale acquisire conoscenze sui criteri classificativi dell’International Headache Society e sulle principali caratteristiche cliniche delle diverse forme di cefalea.

In particolare, la capacità di condurre un’anamnesi strutturata ed efficace rappresenta una competenza centrale. Saper formulare domande mirate consente di raccogliere informazioni clinicamente rilevanti e di orientare con maggiore sicurezza il processo decisionale già al primo contatto con il paziente.

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