Il dolore persistente non è mai solo una questione muscoloscheletrica. Neuropatie, dolore neuropatico e disfunzioni del sistema nervoso autonomo hanno un impatto profondo sui sintomi, sulla risposta al trattamento e sui percorsi di recupero delle persone.
In questa intervista, il docente del corso “Valutazione Avanzata e Trattamento di Neuropatie, Dolore Neuropatico e Sistema Nervoso Autonomo”, promosso da Sinergia & Sviluppo e da SALUS – Centro di Terapia Manuale e Fisioterapia di Foligno (PG), accompagna i fisioterapisti verso un ragionamento clinico più ampio e integrato: dall’ascolto del paziente alla valutazione neurologica, dall’utilizzo della neurodinamica alla comprensione del ruolo del sistema nervoso autonomo e degli effetti contestuali nella pratica clinica quotidiana.
Un approccio avanzato e pratico, orientato a migliorare concretamente gli esiti clinici nei casi di dolore complesso.
In vista del corso, in programma il 13–14–15 febbraio 2026 a Foligno, abbiamo intervistato il docente Hubert Van Griensven, che terrà la formazione insieme a Gianpiero Capra.
Nella pratica clinica quotidiana, quali sono i segnali chiave che dovrebbero far sospettare un coinvolgimento del sistema nervoso periferico o autonomo nel dolore persistente?
Nella mia esperienza, la parte più importante di ogni valutazione è ascoltare ciò che il paziente racconta. Le persone con dolore persistente convivono con i loro sintomi da molto tempo e di solito sono in grado di descrivere la loro esperienza in modo dettagliato. Possono riferire, ad esempio, dolori a scossa, sensibilità al freddo o formicolii. Detto questo, il dolore neuropatico può essere difficile da descrivere, perché spesso consiste in una strana combinazione di sensazioni. Se un paziente fatica a spiegare com’è il suo dolore, potrebbe trattarsi di dolore neuropatico. Per questo motivo, consiglio ai fisioterapisti di dare al paziente il tempo di descrivere il dolore con parole proprie.
Durante l’esame, i clinici dovrebbero eseguire i test neurologici standard, tenendo però presente che questi test si concentrano quasi esclusivamente sulle fibre nervose di grosso calibro (A alfa e A beta). Oggi sappiamo invece che le neuropatie dolorose di piccole fibre coinvolgono le fibre sensoriali sottili, che possono avere un ruolo importante nel dolore. Per questo insegniamo test sensoriali più raffinati, oltre ai test neurodinamici, per una diagnosi e un trattamento fisioterapico più efficaci.
Il coinvolgimento del sistema autonomo può far parte di uno stato di iperattivazione generale, ad esempio in pazienti che vivono una condizione di stress persistente. Può manifestarsi in diversi modi, come disturbi del sonno e della concentrazione, pallore cutaneo, sudorazione e alterazioni del respiro. Le funzioni autonome includono la circolazione e la perfusione, che a loro volta influenzano la salute dei tessuti e la capacità dell’organismo di rispondere al trattamento fisioterapico. Durante il corso insegniamo ai fisioterapisti tecniche di gestione dello stress e di rilassamento, perché sono fondamentali per la salute e il benessere.
Vorrei aggiungere che il funzionamento del sistema autonomo è molto più raffinato di quanto molti clinici pensino. Non siamo semplicemente in uno stato simpatico o parasimpatico. La regolazione della circolazione e della funzione degli organi, ad esempio, è molto più sofisticata e specifica. Cambiamenti locali della funzione simpatica possono essere osservati in alterazioni della perfusione e della qualità dei tessuti molli della schiena. Per questo insegniamo ai fisioterapisti a valutare e trattare questi cambiamenti, al fine di migliorare specifiche funzioni autonome. Una volta che sanno cosa osservare, i terapisti sono spesso sorpresi di non aver mai notato prima queste alterazioni, e lo sono ancora di più quando scoprono quanto effetto possano ottenere con tecniche manuali ben scelte.
Perché la valutazione neurologica è ancora percepita da molti fisioterapisti come complessa o “di limitata utilità clinica”, e come può diventare uno strumento realmente pratico?
I fisioterapisti possono considerare l’esame neurologico tradizionale come un mezzo per decidere se un paziente debba essere inviato a uno specialista. Sebbene una neuropatia significativa e persistente possa effettivamente richiedere un invio, la ricerca in fisioterapia dimostra chiaramente che il trattamento neurodinamico può contribuire a ripristinare la salute dei nervi e dei tessuti che li circondano.
Va inoltre sottolineato che l’esame neurologico tradizionale è solitamente limitato all’identificazione dei deficit: si concentra su quali strutture neurali possano essere danneggiate o non funzionanti. Questo è utile, ma i fisioterapisti si confrontano con una gamma più ampia di problematiche, come il dolore e la sensibilizzazione. Ad esempio, trattano pazienti con neuropatie periferiche e dolore radicolare legato a problematiche spinali. I neurologi non si occupano di dolore, mentre i fisioterapisti sì, ogni giorno. Insegno come valutare e trattare il dolore neuropatico sulla base della ricerca più recente, con l’obiettivo di rendere i fisioterapisti più consapevoli e competenti.
In che modo l’integrazione tra neurodinamica, valutazione del sistema nervoso autonomo ed effetti contestuali (placebo/nocebo) può influenzare gli esiti del trattamento nel dolore muscoloscheletrico?
Nella sua domanda sono presenti termini molto importanti. Il primo è integrazione, che per me significa avere una visione più completa di ciò che sta accadendo al paziente. I fisioterapisti sono esperti nella valutazione e nel trattamento muscoloscheletrico. Tuttavia, il dolore è mediato e influenzato dal sistema nervoso. Anche se il paziente percepisce dolore a un’articolazione o a un muscolo, il fisioterapista deve considerare aspetti più ampi: quale ruolo gioca il sistema nervoso sensoriale? Devo includerlo nel mio trattamento? Posso intervenire sulla funzione autonoma per migliorare la salute e la funzione dei tessuti?
L’altro termine chiave è quello degli effetti contestuali. Questo comprende il modo in cui ci presentiamo come terapeuti, la nostra capacità di offrire rassicurazioni realistiche, di responsabilizzare il paziente e di creare aspettative positive di recupero. Possiamo farlo solo se consideriamo un ampio spettro di aspetti del dolore del paziente, non soltanto il sistema muscoloscheletrico ma anche il sistema nervoso e il benessere generale. Questo non riguarda solo l’esame e il trattamento fisico. Durante l’anamnesi soggettiva, i pazienti apprezzano molto quando vengono poste domande dettagliate, perché capiscono che il terapeuta desidera davvero comprendere il loro problema. Questo è molto rassicurante e contribuisce a costruire una solida alleanza terapeutica.
Dalla sua esperienza internazionale, quali sono gli errori più comuni nella gestione del dolore neuropatico e quali competenze fanno davvero la differenza oggi?
Devo dire che la comprensione del dolore neuropatico da parte dei fisioterapisti è cresciuta enormemente negli ultimi dieci anni circa. In passato, ad esempio, il dolore neuropatico veniva spesso interpretato come un nervo “intrappolato”, e questo portava i terapisti a non trattare il problema oppure a utilizzare approcci inefficaci o inappropriati. La situazione è migliorata molto, ma c’è ancora strada da fare.
Saper distinguere tra dolore neuropatico e dolore somatico riferito, ad esempio, aiuta a scegliere il trattamento più adeguato. È altrettanto importante stabilire se il dolore origina da una radice nervosa spinale o da un tronco nervoso più distale. Il dolore neuropatico è complesso e spesso richiede un approccio multifattoriale. Per questo insegniamo tecniche di desensibilizzazione e rieducazione sensoriale. Infine, è fondamentale comprendere che i comuni farmaci analgesici spesso non sono efficaci e che i farmaci appropriati per il dolore neuropatico sono stati originariamente sviluppati per altre condizioni, come la depressione e l’epilessia. Insegniamo anche questo ai fisioterapisti, affinché possano informare correttamente i pazienti e collaborare in modo efficace con i medici.
Dopo oltre 35 anni di pratica clinica e insegnamento, che cosa ritiene ancora sottovalutato nel ragionamento clinico del fisioterapista quando si affrontano il sistema nervoso e il dolore complesso?
Direi che il primo aspetto è la tendenza a concentrarsi esclusivamente sui tessuti muscoloscheletrici. Anche se il dolore persistente può essere dovuto a una patologia in atto, è probabile che entrino in gioco anche altri fattori. Naturalmente è fondamentale eseguire una valutazione approfondita e stabilire se esista una diagnosi specifica, ma è altrettanto importante chiedersi se tutte le informazioni siano coerenti con un problema puramente muscoloscheletrico. Ad esempio, il dolore migliora alcuni giorni e peggiora altri senza una ragione apparente? È iniziato durante un periodo di stress? La comprensione che il paziente ha del proprio problema è utile o potrebbe contribuire a mantenerlo?
Ho però osservato anche il fenomeno opposto. Da quando si è affermata la visione biopsicosociale del dolore, alcuni terapisti tendono a evitare il contatto fisico con i pazienti con dolore persistente. A mio avviso, questo non è utile. Un buon esame soggettivo e obiettivo, che includa il contatto, può essere estremamente rassicurante per il paziente. E sebbene in molti casi siano appropriati approcci psicologici e sociali, così come terapie più moderne orientate alla normalizzazione della funzione cerebrale legata al dolore, c’è ancora spazio per interventi fisici ed esercizi scelti con cura. Sono sempre stato favorevole all’integrazione. Credo che, quando gli elementi terapeutici vengono selezionati all’interno di una comprensione globale del dolore e in collaborazione con il paziente, le probabilità di successo siano maggiori.
Per concludere, vorrei dire che comunicazione e riflessione sono i nostri strumenti più potenti per crescere. Ascoltate i vostri pazienti, confrontatevi con i colleghi, continuate a studiare e a riflettere sulla vostra pratica. E venite al nostro corso!
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Integrare la valutazione neurologica, il sistema nervoso autonomo e i fattori contestuali non significa rendere la pratica clinica più complessa, ma più precisa, efficace e centrata sulla persona: è qui che il trattamento del dolore fa davvero la differenza. Partecipa al corso: “Valutazione avanzata e trattamento di neuropatie, dolore neuropatico e sistema nervoso autonomo”.

